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The Blues Brothers - I Fratelli Blues


La pellicola occupa un posto di rilievo nella storia del cinema, grazie al suo cast di musicisti e cantanti, alla trama affine a uno spettacolo musicale a tutti gli effetti e all'interpretazione dei protagonisti. I due interpretano i fratelli Jake "Joliet" Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd), personaggi inventati ai tempi delle loro prime collaborazioni al celebre programma televisivo statunitense Saturday Night Live; diventarono in breve tempo famosi in tutto il mondo, inconfondibili negli onnipresenti vestiti neri e occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer. Nel film, si prodigano per salvare dalla chiusura l'orfanotrofio dove entrambi erano cresciuti, decidendo di organizzare una riunione del loro gruppo blues e di fare concerti in giro per i locali, per raccogliere così i soldi necessari.




The Blues Brothers - I fratelli Blues


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Chicago, 1980. Appena scarcerato dalla Joliet Prison in regime di semilibertà dopo avere scontato tre anni di reclusione per una rapina, Jake "Joliet" Blues, ex leader di un gruppo musicale rhythm and blues, la Blues Brothers Band con il fratello Elwood, viene da esso prelevato a bordo di una Dodge Monaco del 1974, acquistata a un'asta di auto usate della polizia di Mount Prospect, che diventa la nuova Bluesmobile, l'auto della band, al posto della vecchia "Caddy", una Cadillac, scambiata da Elwood con un microfono.


Finalmente riunita, la band compra gli strumenti e gli amplificatori al Ray's Music Exchange, pagando tramite cambiali, e si reca al Bob's Country Bunker, un locale riservato alla musica country and western, spacciandosi per i Good Ole Boys, la band country che dovrebbe esibirsi nel locale quella sera. Dopo aver tentato di eseguire un pezzo blues, venendo per questo pesantemente fischiati e bersagliati con oggetti di vario genere, il gruppo ottiene comunque un buon successo improvvisando brani country orecchiabili, che fanno sciogliere in lacrime gli avventori del locale, ma non viene pagata perché, a detta del proprietario del locale, ha consumato più birra di quello che ha guadagnato, per cui ora gli devono 100 dollari.


I personaggi, Jake e Elwood Blues, vennero creati da Belushi e Aykroyd negli spettacoli dello show televisivo Saturday Night Live. Il nome "The Blues Brothers" fu un'idea di Howard Shore. I retroscena e i profili dei due fratelli furono sviluppati da Aykroyd in collaborazione con Ron Gwynne, che in seguito venne accreditato come consulente della storia. Come riportato nelle note di copertina del primo album della band, Briefcase Full of Blues, i fratelli crebbero nell'orfanotrofio del comune di Rock Island in Illinois, dove impararono il blues da un inserviente di nome Curtis e dove suggellarono il legame di sangue con il taglio del dito medio eseguito con la corda della chitarra che Jake diceva essere di Elmore James.[3]


The Blues Brothers arriva in un periodo in cui il blues è passato in secondo piano rispetto a generi più commerciali come la disco music, e tutti i musicisti che partecipano al film lo fanno volentieri perché sostanzialmente senza lavoro (ad eccezione di James Brown). La lista è piena di nomi eccellenti, e comprende:


John Belushi didn't have the best singing voice, but he had a spellbinding charisma that couldn't be faked. Dan Aykroyd wasn't a world-class musician, but his love for the blues was beyond genuine. AP


  • While the music of the Blues Brothers is based on R&B, blues, and soul, it also drew heavily on rock and jazz elements, usually taking a blues standard and bringing a rock sound and style to it.



Nel frattempo suo fratello diventa una star mondiale grazie a The Blues Brothers che esce il 20 giugno 1980, guadagna 115 milioni di dollari e lancia la band di leggende del blues guidata da Dan Aykroyd e John Belushi in un tour in America da cui viene tratto il loro terzo album, Made in America (il primo è Briefcase Full of Blues, registrazione di un concerto a Hollywood del 1978, il secondo è la colonna sonora di The Blues Brothers).


Chicago, penitenziario Joliet, all'alba. Jake Blues esce di prigione e ad attenderlo, su un'auto truccata chiamata Bluesmobile, trova suo fratello Elwood, da cui apprende che l'orfanotrofio in cui entrambi sono stati allevati rischia di essere chiuso per cinquemila dollari di tasse arretrate. La madre superiora li diffida dal ricorrere a mezzi illegali per trovare il denaro: i due decidono allora di riunire il loro vecchio gruppo blues e guadagnare la cifra necessaria con la musica. L'impresa è ostacolata dalla polizia stradale (che insegue Elwood per innumerevoli violazioni al codice della strada), dall'ufficiale di controllo di Jake (che è in libertà condizionata), da una donna misteriosa che cerca ripetutamente di far fuori i due fratelli con un inesauribile arsenale di armi, da una country-band cui Jake ed Elwood hanno rubato la scena, e infine da un gruppo di neonazisti la cui manifestazione è stata rovinata dal passaggio della Bluesmobile. Nonostante le resistenze dei vecchi compagni, la banda viene finalmente ricostituita e rifornita di strumenti musicali: però è ben presto chiaro che l'idea di guadagnare cinquemila dollari suonando nei locali pubblici è irrealizzabile. Con un piccolo ricatto, Jake ed Elwood ottengono di tenere un concerto nel gigantesco Palace Hotel e grazie a una propaganda capillare riescono a riempirlo di spettatori. Dopo un inizio incerto, lo spettacolo è un trionfo suggellato da un ricco contratto discografico: però il tempo utile per pagare le tasse volge al termine e i due fratelli fuggono dalla sala con il denaro. Dopo un inseguimento apocalittico e una vera strage di automobili, i Blues Brothers fanno appena in tempo a saldare il debito. L'orfanotrofio è salvo e i fratelli, arrestati con tutta la banda, si ritrovano in carcere a suonare Jailhouse Rock scatenando un happening che i secondini si affrettano a reprimere.


Si nasconde nel finale la differenza più sostanziale fra The Blues Brothers, così come conosciuto e apprezzato da una generazione di spettatori, e la versione originale del film, cui produzione e distribuzione impongono tagli di quasi mezz'ora prima dell'uscita in sala: si tratta di poche inquadrature, che rovesciano però completamente il senso trionfale del numero conclusivo. Chi vede il film nella sua versione 'tradizionale' ne esce caricato dall'energia liberatoria di un classico del rock messo in scena in uno scatenato happening carcerario: ma la versione definitiva, reintegrata negli anni Novanta con dodici minuti fortunosamente ritrovati, si chiude invece con le immagini delle guardie che accorrono a sedare la rivolta musicale dei protagonisti, colpevoli non tanto dei numerosi reati commessi nel corso della vicenda, ma soprattutto di rappresentare una cultura musicale non allineata ai gusti commerciali dell'epoca disco (e sarà proprio la resistenza degli esercenti a programmare una pellicola giudicata troppo 'black' e troppo 'blues' a imporre i tagli). Concepito da John Landis e Dan Aykroyd come "un incrocio fra Singin' in the Rain e Ben Hur", il film nasce dal desiderio della Universal di sfruttare al cinema il successo televisivo e discografico di una coppia di personaggi creati da Aykroyd & Belushi ma, in luogo di limitarsi a portare sullo schermo i modi e i ritmi delle performances televisive, sceglie di farne figure di uno spessore leggendario che l'ironia di fondo tempera solo parzialmente.


I fratelli Jake ed Elwood, musicisti blues, sono pronti a tutto pur di riuscire a racimolare in breve tempo cinquemila dollari con i quali impedire la chiusura dell'orfanatrofio dove sono cresciuti. Il film ha avuto un seguito nel 1998. 041b061a72


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